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IL FIGLIO PRODIGO


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Mi chiamo Domenico Lisciotto, ho 19 anni ed ho conosciuto l’amore di Dio all’età di 10 anni, quando, durante uno studio biblico per bambini, il Signore toccò il mio cuore. Crebbi frequentando assiduamente i culti e le riunioni, ma, col passare del tempo, arrivò anche per me il periodo più critico, quello adolescenziale, e cominciai ad essere attratto dal mondo.

L’allontanamento
All’età di 16 anni iniziai ad uscire con ragazzi più grandi di me, pensando di essere ormai abbastanza maturo per frequentare giovani anche 22enni. Contro la volontà dei miei genitori, iniziai ad uscire tutte le sere ed a rientrare a casa molto tardi. Frequentavo pub, discoteche, il bowling e tutto ciò in cui potevo trovare divertimento. Iniziai anche ad andare fuori paese all’insaputa dei miei genitori, mentendo quando essi mi chiamavano. Quando rientravo a casa, spesso molto tardi, trovavo mia madre sveglia o addormentata sul divano, in attesa del mio ritorno.

Litigavamo quasi sempre. Ricordo, in particolare, una notte in cui lei aprì la porta con le lacrime agli occhi e la cintura in mano. Piangendo, mi picchiò, ma io andai tranquillamente a dormire, lasciandola ancora piangente nel corridoio. Le sue lacrime non mi toccarono più di tanto.
Mi allontanai dal Signore, tanto da credere che Egli non esistesse. Pensavo che fossimo tutti dei burattini in mano a qualcuno che non era Dio. Per me era giusto godere la vita, anche se nell’amore non credevo più. Continuavo ad andare in chiesa per insistenza dei miei, ma, appena avvertivo la mano di Dio che mi toccava, scappavo via, sentendo il peso del mio peccato.

La crisi
Un giorno un mio amico mi chiamò in disparte, dicendomi: “Domenico, non ti riconosco più. Quando eravamo bambini, mi parlavi sempre di Gesù e del Suo amore, ora invece… non ti riconosco proprio!”. Per me fu come ricevere una pugnalata: mi sentii un traditore, un peccatore soprattutto, e, tornato a casa, non riuscii a prendere sonno. Quelle parole stravolsero la mia vita, piansi tutta la notte, perché mi resi conto di essere divenuto cieco, schiavo del diavolo. Continuai comunque ad uscire, cercando di riempire il vuoto che avevo nel cuore con i divertimenti e gli amici. Tutto questo mi portò a perdere ciò che avevo di più caro: la mia famiglia.

Tra me e i miei genitori non c’era più dialogo: io stavo in una stanza, loro in un’altra e, se si avvicinavano, io mi allontanavo. Persi l’amicizia dei miei cugini, che, per me, figlio unico, erano come fratelli; persi anche la mia famiglia cristiana, i fratelli e le sorelle, e la cosa più dolorosa è che, pur essendone consapevole, non riuscivo ad abbandonare il peccato.

Il ritorno
Un giorno, durante una riunione di culto, il pastore chiamò tutti i giovani avanti, all’altare, ed io mi avvicinai solo per non sentire, poi, mia madre chiedermi perché non fossi andato. In quel momento venne anche una sorella, mossa dallo Spirito Santo. Si inginocchiò al mio fianco e mi abbracciò. Immediatamente sentii qualcosa di molto forte dentro, ma, essendo ribelle, mi girai per dirle di non toccarmi. Voltandomi, vidi che stava piangendo e quelle lacrime toccarono il mio cuore. Io non capii cosa stesse succedendo, perché molte volte avevo visto piangere mia madre e persino mio padre; ma mentre nelle lacrime dei miei genitori vedevo solo il sentimento umano, nelle lacrime di quella sorella, invece, colsi il pianto del Signore e nel suo viso potei scorgere il dolore che Dio provava per me.

Quell’esperienza fu così forte che decisi una volta per sempre di lasciare il peccato; ma commisi l’errore di volerne uscire con le mie sole forze. Questo peggiorò la situazione perché, non riuscendoci, pensai che il Signore non potesse più perdonarmi né servirsi di me. Mi sentivo un fallito. Grazie a Dio, però, ebbi l’opportunità di parlare col pastore  ed egli, mosso dallo Spirito Santo, mi disse che Dio non aveva mai smesso d’amarmi. Quelle parole penetrarono nel mio cuore in un modo così potente che, finalmente, ebbi luce completa sulla mia situazione.

Successivamente andai ad un campeggio cristiano, dove non realizzai nulla per i primi tre giorni; ma, il quarto giorno, ci fu una svolta. Mentre pregavamo, ebbi la visione della croce e del sangue di Gesù sparso per me. Sentii la voce di Dio che gridava: “Domenico, io ti amo! Quel sangue è stato sparso per il tuo perdono. Arrenditi al Mio amore!”. In quell’istante mi sentii inondato dall’amore di Cristo e, con il volto rigato di lacrime, chiesi a Dio perdono per i miei peccati. Gli dichiarai il mio amore, umiliandomi davanti a Lui. Da quel giorno, Gesù cambiò la mia vita, dandomi  la pace, la gioia e il vero amore.
Dopo aver lasciato tutto nelle Sue mani, senza neanche accorgermene, fui liberato dai vizi e da tutto ciò che mi legava. Ora Lo servo da un anno e mezzo e, anche se molti amici in cui credevo mi hanno voltato le spalle, non mi sono allontanato da Lui e non lo farò più, perché Egli non lo ha fatto con me.

Un’esperienza particolare
Alla fine di una giornata di digiuno e di preghiera, avvertivo che stava accadendo qualcosa di straordinario in me. Mi sentivo avvolto dalla presenza dello Spirito Santo. Tutto a un tratto scesero delle parole nel mio cuore. Erano forti, chiare. Passarono dei giorni ed ancora le ricordavo perfettamente. Fui incoraggiato a scriverle. La mia preghiera è che chiunque le legga possa essere toccato da Dio, soprattutto chi ancora non ha fatto una reale esperienza con Lui.

“Grida al tuo Dio,
  grida al tuo Re,
  grida a Colui che si prende cura di te.
  No, non temere,
  in Lui vi è l’amore,
  in Lui vi è tutto ciò che può render felice il cuore.
  Apri il tuo cuore
  e grida al Signore,
  gridaGli che hai bisogno di Lui.
  Eccolo lì, appeso alla croce,
  senti il tuo nome venir fuori a gran voce
  dal Suo cuore straziato, ma pieno di pace!
  Guarda il Suo volto, è pien di dolore;
  grida al Signore!
  Vedi quel sangue? È sparso per te,
  ma è lì per donarti la cosa più importante che c’è:
  vita eterna vuole donarti.
  Abbraccia il Signore e non allontanarti.
  Grida al tuo Dio,
  grida al tuo Re,
  grida a Colui che è tutto per te”.

 

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