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LA SOFFERENZA DEL CRISTO, UNA DESCRIZIONE MEDICA

La più grande espressione dell’amore di Dio: "Ma Iddio mostra la grandezza del proprio amore per noi, in quanto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi" (Romani 5:8).

Noi non potremo mai comprendere pienamente la vergogna e la sofferenza dal punto di vista spirituale. Studi medici, però, ci illuminano almeno in parte riguardo l’agonia fisica e l’orrore che Gesù ha sofferto sulla croce.

Il Getsemani
Il trauma fisico di Cristo inizia al Getsemani con uno degli aspetti della Sua sofferenza: sudò gocce di sangue.
È interessante notare che l’unico che parla di questo, nei Vangeli, è il medico del gruppo: San Luca. Egli riporta: “Ed Egli, essendo in agonia, pregava ancor più intensamente; e il Suo sudore divenne simile a grumi di sangue che cadevano a terra” (Luca 22:44).

Sebbene sia molto raro, il fenomeno dell’hematidrosis, ovvero sudare sangue, è ben documentato. Infatti, se si è sottoposti ad un forte stress emotivo, si possono spezzare dei piccoli vasi capillari nelle ghiandole sudoripare, così il sudore si mischia col sangue.
Questo evento, da solo, potrebbe causare shock da debolezza al corpo.

L’arresto
Una volta arrestato, dopo la mezzanotte, Gesù fu condotto di fronte al Sinedrio, da Caiafa, il sommo Sacerdote. Gesù fu schiaffeggiato da un soldato, perché non aveva risposto alla domanda di Caiafa. Le guardie del palazzo, quindi, Lo bendarono e Lo schernirono, chiedendoGli di identificare chi fosse colui che Lo schiaffeggiava; Lo colpivano e Lo sputavano in faccia.

L’indomani mattina, molto presto, Gesù battuto, ferito, disidratato ed esausto per la notte insonne venne portato a Gerusalemme, al Pretorio nella Fortezza Antonia. Lì, accogliendo il grido della folla, che preferì un malfattore, Barabba, Pilato condannò Gesù alla flagellazione e alla crocifissione.

La flagellazione
La preparazione per la flagellazione consisteva nello spogliare il prigioniero dei suoi vestiti e nel legare le sue mani in alto, su un palo, al di sopra della sua testa. Il legionario romano avanzava con il flagello in mano. Il flagello era una frusta corta, composta da diverse strisce di pelle, che avevano due sfere di piombo attaccate alle estremità.
Era una frusta pesante che duramente e violentemente veniva, volta dopo volta, percossa sulle spalle, sulla schiena e sulle gambe.

Inizialmente queste strisce di pelle (cuoio) tagliavano e ferivano l’epidermide, poi, mentre  le frustate continuavano, veniva tagliato ancora più profondamente il tessuto sottocutaneo, producendo fiotti di sangue che schizzavano dai capillari e delle vene del primo strato di pelle, raggiungendo, quindi, le arterie che irrorano i muscoli.

Le piccole sfere di piombo producevano delle grandi e profonde contusioni (lividi) che, in un secondo momento, venivano lacerate dalle successive frustate. La pelle della schiena, alla fine, era ridotta a brandelli; l’intera area era irriconoscibile: era solamente una massa di tessuti tagliati e sanguinanti.
Quando il centurione si accertava che il prigioniero era prossimo alla morte, il flagello terminava.

La corona di spine
Quasi svenuto, Gesù venne sciolto da quel palo e lasciato cadere sul pavimento di pietra, bagnato dal Suo stesso sangue.
I soldati romani avevano trovato un’ottima occasione per schernire quel giudeo provinciale che si dichiarava re. Gli gettarono un mantello sulle spalle e Gli misero un bastone in mano come uno scettro. Un fascio di rami con lunghe spine venne, quindi, calcato sulla testa.

Poiché la testa è una delle parti del corpo più ricca di vasi sanguigni, vi fu un’ulteriore e abbondante perdita di sangue.
Dopo averLo schernito e schiaffeggiato, i soldati presero il bastone che aveva in mano e Lo picchiarono sulla testa, facendo penetrare le spine ancora più profondamente.

Sulla via del Golgota
Quando si stancarono di quel sadico gioco, Gli staccarono il mantello, il quale aderiva alle spalle bagnate dal sangue rappreso e dal liquido che fuoriusciva dalle ferite e strappato come un cerotto tirato senza cura, quello causò un dolore ancora più atroce. Come se Gesù fosse stato nuovamente flagellato, le ferite ricominciarono a sanguinare. Allora la pesante trave della croce venne legata e caricata sulle Sue spalle e, con la processione del Cristo condannato, i due ladri, i dettagli dell’esecuzione, assistiamo all’inizio di questo lento e angoscioso viaggio.

Il peso della pesante trave di legno, insieme allo shock prodotto dall’abbondante sanguinamento, fu troppo: Gesù si piegò e cadde. Il rozzo legno della trave graffiava ulteriormente la già lacerata pelle e i muscoli vennero messi a dura prova, oltre i limiti della sopportazione.

La crocifissione
Al Golgota la trave fu poggiata al suolo e Gesù fu subito spinto indietro, con le spalle contro il legno. Il legionario creò una depressione tra il palmo della mano e il polso e spinse un chiodo di ferro battuto pesante e squadrato, che penetrò nel polso fino a che non si fissò profondamente nel legno. Subito dopo passò dall’altro lato, ripetendo la stessa operazione e facendo attenzione a non stirare troppo le braccia, per permettere un po’ di movimento e flessibilità.

La trave venne sollevata in alto sopra un palo e, in cima, fu affisso il titolo dispregiativo: “Gesù il Nazareno, il Re dei Giudei”.
Il piede sinistro venne pressato insieme al destro. I piedi vennero tesi, con le dita rivolte verso il basso, così da formare un arco, e proprio in quell’arco venne introdotto il chiodo. Gesù cercò di sollevarsi per alleviare il dolore causato dai muscoli tesi, ma, così facendo, tutto il peso poggiava sul chiodo che teneva i Suoi piedi.

Questo causò un’ulteriore agonia, perché il chiodo strappava il tessuto tra i nervi e le ossa del metatarso dei piedi. Intanto le braccia tese si stancavano, mentre dei crampi scuotevano i muscoli in un dolore che era come un pulsare continuo. I crampi non Gli davano più la capacità di sollevarsi. Pendente dalle braccia, i muscoli pettorali erano paralizzati e i muscoli intercostali non potevano più agire.

L’aria poteva essere introdotta nei polmoni, ma, dopo, non poteva essere espirata. Gesù, quindi, lottava per sollevarsi, in modo da poter prendere un piccolo respiro. Alla fine i polmoni si riempirono di anidride carbonica, tutto il sangue si avvelenò e i crampi comparivano ad intermittenza.
Spasimante, Gesù fu capace di alzarsi, ed emettere qualche respiro ed introdurre un po’ di ossigeno vitale.

Le ore di quel travaglio furono limitate, ma vennero acuite dai contorcimenti, dai crampi alle giunture, dall’asfissiamento parziale e dal dolore profondo causato dal contatto delle spalle piagate con il rozzo legno della croce. Allora iniziò ancora un’altra agonia. Il petto era pressato da un profondo dolore, causato dal versamento di liquidi (siero) nel pericardio, che iniziava a comprimere il cuore, il quale  aveva difficoltà a pompare nei tessuti il sangue ormai pesante, denso e stagnante; i polmoni torturati cercavano freneticamente di respirare. Gesù, ansando, cercava un po’ di ossigeno.

I tessuti, ormai disidratati, mandavano impellenti stimoli al cervello e Gesù, ansimando, disse: “Ho sete”. Egli poteva sentire il gelo della morte avanzare nei Suoi tessuti. Con un ultimo spasmo di forza, ancora una volta poggiò i piedi lacerati sopra il chiodo, cercando di raddrizzare le gambe, e, mentre prendeva un profondo respiro, emise il Suo settimo ed ultimo grido: “Padre, nelle Tue mani rimetto il Mio spirito”.

Per essere sicuri della Sua morte, il legionario fece penetrare la Sua lancia  nel quinto spazio intercostale, andando verso il pericardio e il cuore. Immediatamente vennero fuori sangue ed acqua. Abbiamo così l’evidenza conclusiva che il nostro Signore non è morto come usualmente si moriva per la crocifissione, cioè per soffocamento, ma la sua morte fu causata dal venir meno del cuore a causa dello shock e la costrizione dell’organo, pressato dai liquidi del pericardio.

È stato questo il prezzo del Suo amore per te! Può il tuo cuore mettere in dubbio l’amore di Dio? La Bibbia dice: Poiché Iddio ha tanto amato il mondo, che ha dato il Suo unigenito Figliuolo, affinché chiunque crede in Lui non perisca, ma abbia vita eterna” (Giovanni 3:16).
Gesù ha sofferto tutto questo al posto nostro. Con la Sua morte sulla croce,
Egli ha preso su di sé il castigo di Dio, che noi meritiamo a causa dei nostri peccati.
Tre giorni dopo la Sua sepoltura, Gesù è risorto! La Sua tomba è vuota! Egli vive!
Con la Sua resurrezione, Cristo ha spezzato i legami della morte e ha aperto per noi la via per la vita eterna.
Ora Egli ci offre gratuitamente il dono della salvezza.


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