| |
IL MODELLO
Nel secondo libro delle Cronache, al capitolo 17, apprendiamo che, dopo Asa, suo figlio Giosafat prese a regnare su Giuda. Al verso 3, leggiamo che: “L’Eterno fu con Giosafat, perché egli camminò nelle primiere vie di Davide, suo padre ”. Giosafat non camminò nelle vie di suo padre, rifiutò l’eredità carnale e, pur essendo figlio di Asa, entrò nell’eredità spirituale di Davide, dove erano le promesse di Dio. Giosafat “cercò il Dio di suo padre, camminò nei suoi comandamenti e non secondo il modo d’agire d’Israele”(verso 4). Egli non seguì il “modo d’agire”, il “modello spirituale corrotto” d’Israele.
Un cristiano si autodefinisce quando parla, quando agisce. Ogni giorno noi autodefiniamo ciò che siamo, a chi apparteniamo e quale modello seguiamo.
La fede trasmessa
Noi abbiamo sostenuto i santi nelle battaglie e nei momenti particolari. Abbiamo affiancato il pastore, aiutandolo a tenere le mani alzate per onorare la fede e l’Evangelo di Gesù. C’è stato dato un modello, un esempio meraviglioso, glorioso, e noi non vogliamo allontanarci da Dio. Ci è stato detto di essere fedeli al servizio e disponibili. Non era necessario che il pastore ci chiamasse, noi eravamo sempre disponibili.
Il pastore, la sorella Grazia Morabito, non poteva guidare, ormai stanca, distrutta com’era dai combattimenti spirituali e dalle sofferenze. Aveva bisogno di un Timoteo che le stesse vicino e che fosse fedele all’opera. Io avevo ancora così poca esperienza e dissi: “Sorella, io sono qui al tuo servizio!”. Lei mi puntò il dito e disse: “Vattene via, vattene!”.
In quel momento avrei potuto dirle: “Ma come, sorella? Io vengo qui con sacrificio e tu mi sbatti fuori?”.
Ma quali sacrifici fa l’uomo? Noi siamo al servizio del Signore, siamo morti, servi di Cristo e per noi non esistono i sacrifici. Nel momento in cui abbiamo accettato Gesù, abbiamo detto: “Tu sei il Signore, la vita non ci appartiene: é tua!”. Abbiamo trasferito tutto in Cristo, perché Egli è morto per noi, dandoci vita. C’è stato uno scambio di vite: vita per vita. Ora Gli siamo debitori.
Il cristiano non ha mai nulla da dire. Io non ho mai pensato di dire al pastore: “Così mi tratti”? Anche quando lei agiva con autorità. Quando diceva una parola, era meglio scomparire, scappare via. “Vattene fuori, via!” ed io dissi tra me e me: “No, sorella! Se tu mi cacci, per me è finita! È fallita la mia chiamata, è finito il mio servizio!”. Rimasi lì fermo. E, quando la sorella si rese conto che ero rimasto male, mi disse: “Tu sei qui per il Signore. Ricordalo!”.
Qualunque cosa tu faccia, fratello, sorella, la fai per il Signore! Io non ho bisogno di essere onorato dagli uomini; non voglio l’onore di nessuno! A me serve l’onore di Cristo! Perché un giorno Gesù dirà: “Entra, mio buono e fedele servitore!”. Servitore di chi? Di Dio. Suo servo, non degli uomini. Fratello, sorella, di chi è l’onore? L’onore è di Dio, l’onore va a Dio! Chi ti ha salvato? A chi appartieni? A Dio! Allora come mai tanti sono così carnali? Come mai tanti non comprendono il valore della chiamata di Dio?
C’è stato dato un modello da seguire: “Proseguite a combattere per la fede che una volta per sempre è stata insegnata ai santi!”(vedi Giuda 3).
Grazie a Dio, i cristiani non seguono i modelli del mondo. Per noi vivere è Cristo! Noi predichiamo e innalziamo solo e soltanto Cristo.
Essere responsabili
Ogni giorno mi sveglio con la pressione dello Spirito dicendo: “Oggi voglio alzarmi, se Tu mi fai grazia e mi fai compiere l’opera Tua”. Voglio che lo Spirito Santo scriva delle pagine attraverso di me! Non voglio pagine bianche! Perché, se edifichiamo con fieno, paglia e stoppia, alla fine non rimarrà nulla. Ma, se lottiamo edificando con oro, argento e pietre preziose, l’opera nostra rimarrà ed avremo da Dio il nostro premio.
Tante volte il pastore non diceva le cose, ma noi intuivamo ed anticipavamo. Oggi tu devi dire; se non dici, nessuno fa nulla. Dov’è la maturità? Dovete imparare ad essere responsabili!”.
Vi figurate che un uomo di 60 o 70 anni prenda per mano il proprio figlio adulto e gli dica: “Tu devi fare così!”. È assurdo! Paolo disse a Tito di costituire degli anziani (vedi Tito 1:5). Non gli disse quali anziani scegliere. Tito doveva stare sulle ginocchia, lottare davanti a Dio e ubbidire alle indicazioni dello Spirito. Alcuni sembra che non maturino mai. Non fanno altro che lamentarsi: “Oh, quel fratello è trattato meglio di me!”. Iddio onora quelli che l’onorano! Iddio raccomanda, Iddio manda! Io non ero nessuno! Disperato, lì, a Catanzaro, ma Dio sapeva che l’amavo! Quante notti, non potendo pregare in casa durante il giorno, aspettavo che tutti dormissero per saltare dal letto; mi mettevo un plaid sulle spalle e cominciavo a piangere e a gridare davanti a Dio; e Dio mi onorò, dicendo al pastore: “Ti mando un figlio!”. Io ho cercato le cose? Mai! Tu, fratello, sorella, non devi mai cercare le cose, tu devi solo servire!
Pagare il prezzo
Il tempo ormai stringe, è accorciato! Quante volte lo Spirito Santo ha detto a tanti fratelli: “Voi non state usando il ministero che Io vi ho dato!”.
Non c’è nessuno che paghi il prezzo? La più bella cosa è servire o essere serviti? Cosa disse il Signore? È meglio essere serviti o servire? Voi state servendo?
Mi trovavo in un paese e, durante il culto, lo Spirito Santo chiamò tanti per nome, richiamandoli alle loro responsabilità. Al termine della riunione una sorella, piangendo, mi raccontò che si trovava in casa, in ginocchio, quando il Signore le si rivelò, dicendole per filo e per segno quale sarebbe stato il messaggio del culto e quali fedeli sarebbero stati richiamati. Poi disse: “Io comprendo che il Signore ci ama, perché Egli riprende solo coloro che ama! Dobbiamo accettare ed apprezzare la riprensione, perché ribellarsi significa peccare contro lo Spirito Santo”.
Accettiamo la Sua parola, prendiamo una posizione spirituale.
L’errore di Giosafat
Giosafat era un uomo semplice, e il suo problema fu proprio questo: allearsi con Achab, un re iniquo! Giosafat fece lega con lui e rischiò di morire. Dio gli salvò la vita proprio perché si pentì, ma lo richiamò: “Dovevi metterti con un iniquo?”.
Chi sono le persone inique? Coloro che rifiutano la disciplina del Signore. Se di fronte al richiamo della sorella io avessi detto: “Beh, che importa? Non posso certo stare dietro a lei!”. Io sarei stato iniquo! Chi è iniquo? Chi dice: “Ah, io non vado al culto… c’è questo e quell’altro problema!” Agire in questo modo significherebbe voltare le spalle a Dio e rinunciare alla Sua chiamata.
Adempiere la chiamata
Ho letto di un fratello che lavorava tutto il giorno facendo mattoni; era nella sofferenza, nel dolore fisico e arrivando a casa la sera, diceva: “Signore, oggi ho lavorato, ma tu non mi hai salvato solo per lavorare! Io voglio raccogliere frutto, voglio servirTi!”. Si buttava per terra e passava parte della notte in preghiera; lo Spirito Santo lo investiva ed ogni mattina era ristorato, come se avesse dormito non otto, ma dieci o dodici ore. Tante volte passava tutta la notte in preghiera.
Fratelli, sorelle, chi è presente? Chi è testimone? Chi sta alle porte? Lo Spirito Santo mi diceva: “Guarda le porte, vedi chi c’è”. Dove siete, fratelli, quando lo Spirito Santo chiama? Quando mi devo prostrare piangendo, dico: “Manca il fratello, manca la sorella, ma perché?”. Voi non mancate a me. Voi mancate all’appello e alla chiamata di Dio, perché Lui vi ha chiamati! Questo è tempo di raccolta, di chiamata, di servizio! Usate il dono che Dio vi ha dato e trafficatelo prima che sia troppo tardi. Non volete ricevere il premio di Ruth, che spigolò fino a sanguinare? Dove sono i principi e le principesse pronti a pagare il prezzo? Non vi rendete conto che Gesù sta per tornare?
|
|