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DONNE AL SERVIZIO DEL SIGNORE
(di Adriana Mauro)

La voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via dell’Eterno, raddrizzate nel deserto una strada per il nostro Dio. Ogni valle sia colmata e ogni monte e colle siano abbassati, i luoghi tortuosi siano raddrizzati e i luoghi scabrosi appianati. Allora la gloria dell'Eterno sarà rivelata e ogni carne la vedrà, perché la bocca dell’Eterno ha parlato” (Isaia 40:3-5).

Noi vogliamo essere donne al servizio del nostro Signore Gesù. Ma, per poter essere al Suo servizio, dobbiamo essere serve. Per essere serve, abbiamo bisogno che ogni valle sia colmata e ogni monte e colle siano abbassati nella nostra vita, che l’orgoglio sia estirpato dal nostro cuore, che i luoghi tortuosi e scabrosi del nostro carattere siano raddrizzati e appianati. Allora la gloria dell’Eterno sarà rivelata nella nostra vita e ogni carne la vedrà. Poiché la Luce si leva nelle tenebre e noi risplenderemo della Sua luce.

Come donne cristiane, siamo chiamate a prendere una decisione, essere nell’unzione di Dio, adempiere i comandi del Signore, essere come una freccia nelle mani dell’Eterno o stare inerti sul banco della chiesa. Dio ci chiama ad essere delle sentinelle che vegliano alle porte delle proprie case e alle porte della chiesa. Donne che adempiono la volontà del Padre e che sono, così, pienamente al servizio del Signore.

L’esempio del Servo dei servi
Come serve del Signore, siamo chiamate a guardare e a seguire il Servo dei servi, Gesù. Nell’Evangelo di Luca, al capitolo 22, verso 27, Gesù, il servo perfetto, dice: “Chi è infatti più grande chi siede a tavola, o colui che serve? Non è forse colui che siede a tavola? Eppure io sono in mezzo a voi come colui che serve”. Dobbiamo seguire l’esempio, le orme di Gesù.

L’apostolo Paolo, nella sua epistola ai Filippesi, al capitolo 2, dal verso 5 al verso 8, scrive: “Abbiate in voi lo stesso sentimento che già è stato in Cristo Gesù, il quale, essendo in forma di Dio, non considerò qualcosa a cui aggrapparsi tenacemente l’essere uguale a Dio, ma svuotò se stesso, prendendo la forma di servo, divenendo simile agli uomini; e, trovato nell’esteriore simile ad un uomo, abbassò se stesso, divenendo ubbidiente fino alla morte e alla morte di croce”. Dobbiamo morire a noi stesse, al nostro io, al nostro orgoglio, per poter vivere nell’armonia dello Spirito e portare molto frutto. Dobbiamo prendere la forma del vero servo, non soltanto l’apparenza, ma entrando nella condizione di un servo vero e proprio.

L’unzione di Dio nel servizio
C’è una verità di vitale importanza che dobbiamo realizzare per quello che concerne il nostro servizio reso al Signore. Come Aaronne e i suoi figli non potevano servire all’altare senza essere stati unti dall’olio dell’unzione, così noi non possiamo servire nell’opera di Dio senza l’unzione del Santo. Quando permettiamo allo Spirito Santo di scendere e di avvolgere la nostra vita, i nostri occhi e il nostro cuore si aprono e desiderano fare il bene, quel bene che viene dal cielo. Quando l’unzione di Dio dimora in noi, non possiamo essere insensibili davanti al bisogno del nostro prossimo. Il nostro cuore inevitabilmente manifesta la compassione di Gesù.

La più grande tragedia è quando agiamo secondo la carne. Per quanto possiamo sforzarci, non riusciremo mai a fare il bene secondo il cuore di Dio. Saremo sempre motivati, che ce ne rendiamo conto o meno, dal nostro egoismo, dal nostro autocompiacimento, dal desiderio di essere visti. Paolo ci mette in guardia contro tutto ciò che è fatto nella carne, quando scrive: “Quelli che vivono secondo la carne non possono piacere a Dio”(Romani 8:8).

Le caratteristiche del vero servizio
La chiave di successo per un servizio efficace è vivere nella pienezza dello Spirito Santo. Amate sorelle, lasciamo che la nostra vita sia sotto il controllo di Dio e il nostro servizio sarà il naturale riflesso di quello compiuto dal Cristo durante il Suo ministero terreno. Entriamo ogni giorno nella nostra cameretta segreta, pieghiamo le nostre ginocchia davanti al Padre e lasciamo che il Suo Spirito lavori in profondità nei nostri cuori. Il servizio, quello che Dio approva, nasce da un reale incontro con Lui. Amate sorelle, se il nostro servizio nasce dall’alto, esso deve presentare delle caratteristiche espresse dalla Parola di Dio:

  • Dobbiamo servire con zelo: “Non siate pigri nello zelo; siate ferventi nello Spirito, serventi al Signore” (Romani 12:11).

  • Dobbiamo servire con il timore di Dio e con gioia: “Servite l’Eterno con timore e gioite con tremore” (Salmo 2:11).

  • Dobbiamo servire con umiltà: “Servendo il Signore in tutta umiltà con molte lacrime e prove che mi sono avvenute…” (Atti 20:19).

  • Dobbiamo servire con fedeltà: “Quegli uomini facevano il lavoro con fedeltà” (II Cronache 34:12).

Che Dio ci faccia grazia di servirLo nel modo che a Lui piace.

Donne di Dio
Nella Parola di Dio abbiamo molti esempi di sante donne che hanno servito Dio con la giusta attitudine. Tra queste, emerge quella donna moabita, Ruth, esclusa dal popolo di Dio, ma che vi entrò a far parte per il suo servizio. Ruth lavorò senza stancarsi, rimanendo piegata, non distogliendo lo sguardo da ciò che stava facendo. Il servo di Boaz non potè fare a meno di riferire al suo padrone il bene di quella donna: “…essa è venuta ed è rimasta da questa mattina fino ad ora; si è riposata in casa solo un momento” (Ruth 2:7). Amate sorelle, non lasciamoci distrarre da cosa alcuna. Il nemico cercherà di distrarci; chiunque non abbia la visione cercherà di distrarci, ma noi dobbiamo continuare a rimanere fedeli alla chiamata di Dio.

Un’altra straordinaria figura è quella di Abigail. Nel primo libro di Samuele, al capitolo 25, leggiamo di quell’uomo stolto, Nabal, che, con totale disprezzo, rifiutò di concedere dei viveri per sostentare Davide e i suoi uomini nel deserto. Il suo rifiuto fece infuriare Davide, che prese con sé circa quattrocento uomini con lo scopo di ucciderlo con tutta la sua gente. Ma Abigail, moglie di Nabal, avvisata da uno dei servi di suo marito, prese del cibo in abbondanza, si recò da Davide e lo supplicò di non punire suo marito che aveva agito con stoltezza.

Che esempio straordinario! Quella donna non si tirò indietro, ma espose al pericolo la sua stessa vita, pur di salvare la sua casa. Chi sa quante lacrime avrà versato mentre, sul dorso di un asino, andava verso Davide e i suoi uomini. Ma l’unzione di Dio scese su Abigail, che fu guidata fino alla vittoria. Amate sorelle, quando c’è qualcosa che non va in chiesa, come Abigail dobbiamo levarci e, senza lamentele o mormorii, difendere l’opera di Dio.

Molte volte si è portati a dire di non voler saper nulla, di volersi fare i fatti propri, di non volersi esporre per il timore di bruciarsi, quando sorge qualche problema in chiesa. È meglio non fare nulla se siamo nella carne e non abbiamo visione. Ma Dio ci chiama ad essere delle madri in Israele. Quando vediamo il pericolo, non possiamo fare a meno di agire immediatamente, come Abigail, con umiltà, con un cuore rotto, portando quel problema davanti al Padre.   

Chiamate ad essere sentinelle
Molte volte, nel passato, pensando alla storia di Adamo ed Eva, mi rammaricavo di quanto fosse stata sciocca Eva a lasciarsi sedurre dal serpente. Tante volte ho pensato che, se non fosse stato per quell’errore, non avremmo conosciuto la malattia, la morte, la seduzione, il peccato. Al contrario, avremmo goduto tutti quanti, indistintamente, di quella dolce comunione con il Signore.

Oggi, la mia visione è cambiata. L’errore di Eva è un severo e solenne ammonimento per la mia vita. Quel serpente antico non è morto e continua instancabilmente il suo spregevole lavoro. Il nemico cerca di sedurci con ogni mezzo. Dobbiamo pregare, vegliare e non dare ascolto a quella voce infernale. Quel serpente è astuto, conosce le nostre debolezze, la nostra stanchezza; sa quando siamo scoraggiate. Egli non si presenta mai quando siamo nel fuoco di Dio, ma quando apriamo il nostro cuore all’amarezza, quando ci rilassiamo spiritualmente.

Stiamo attente: il diavolo si traveste di angelo di luce e si presenta a noi nelle vesti di un semplice pensiero; si può usare di un’amica, di chiunque, cercando di sedurci con un dolce e lusinghevole parlare. Dobbiamo ritornare a rifugiarci e a dimorare nel ritiro dell’Altissimo, a chiudere la porta a tutto ciò che è tenebra e a indossare l’intera armatura di Cristo.

L’appello
Amata sorella, perché continui a vivere nello scoraggiamento? Perché continui a sentirti un fallimento? Dio ti dice: “Sia la luce!”. Lascia quel luogo di aridità spirituale, rifiuta ogni pensiero negativo, calpesta serpenti e scorpioni nel nome di Gesù, deponi la tua vita sull’altare della consacrazione, levati in volo come un’aquila e prendi il tuo posto nei luoghi celesti in Cristo Gesù. Dio ti chiama ad essere una combattente vittoriosa, una madre in Israele.


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