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UNO “SPIRITO LIBERO” CONOSCE LA VERA LIBERTÀ
Sono Isabella e ho trentasei anni. Prima della conversione mi sono sempre sentita uno “spirito libero”: desideravo vivere la mia vita libera da ogni genere di ristrettezza; ma, alla fine, non riuscivo ad essere veramente felice né a capire in fondo cosa volessi.
Sono cresciuta in una famiglia che mi ha trasmesso dei sani principi. Facevo parte di un gruppo religioso. Nonostante tutto, ero sempre alla ricerca di un qualcosa che mi appagasse. Il mio carattere vivace mi ha sempre permesso di instaurare nuovi rapporti di amicizia; passavo da una comitiva all’altra, cercando di divertirmi il più possibile. Desideravo fare sempre nuove esperienze, serate in discoteca, falò e tutto quello che si riuscisse ad organizzare.
La mia esistenza era divenuta una corsa frenetica all’insegna del divertimento; ma quell’insopportabile senso di vuoto e di solitudine nel profondo del mio cuore continuava a tormentarmi. Giunsi alla conclusione che ciò era dovuto al fatto che Palmi e i paesi limitrofi avevano ben poco da offrire. Certamente in una città più grande e più lontana tutto sarebbe stato diverso.
L’incontro con l’occultismo
Il momento favorevole si presentò quando conclusi la maturità classica. Scelsi di iscrivermi all’università di Perugia. Lì mi buttai a capofitto sui libri; però, nei momenti liberi, riuscivo a coltivare nuove amicizie. La mia sempre presente voglia di esperienze bizzarre mi fece approfondire l’amicizia con un gruppo di persone che si dilettavano a fare sedute spiritiche professionali. Sin dai tempi del liceo, mi cimentavo in classe con i miei compagni ad improvvisare sedute spiritiche. Ovviamente non accadeva mai nulla. Era solo un modo per divertirci e fare degli scherzi. A Perugia, invece, l’ambiente era diverso e tutto si svolse più seriamente: l’ora propizia, il luogo ricercato e il medium.
Ero palpitante, non vedevo l’ora di giungere al dunque, quasi mi sentivo privilegiata di poter partecipare ad una catena così seria. Però, la mia eccitazione sparì e lasciò posto allo sconcerto, non appena ci furono le prime manifestazioni, che nessuno aveva macchinato. Il medium cambiò voce, l’ambiente diventò pesante e successe una serie di cose che mi terrorizzarono. Le tapparelle delle finestre cominciarono a sbattere violentemente, come se fossero sotto l’effetto di un vento impetuoso, e i vetri vibrarono insistentemente e violentemente, tanto che sembrava volessero frantumarsi.
Quest’esperienza trasformò le mie notti successive in un susseguirsi di incubi: non avevo più pace, qualsiasi rumore mi spaventava, anche il normalissimo scricchiolio dei mobili. Non riuscivo più a stare al buio, mi sentivo gelare dal terrore e il cuore batteva all’impazzata mentre rivivevo nella mente per un istante la follia di quell’esperienza. Ripensavo ai suggerimenti di mia nonna: “Se vivi spaventi notturni, fai tre croci sul muro e tutto passa”. Ma lo stratagemma, anche se eseguito scrupolosamente, non funzionava. Ero cosi terrorizzata che mi sentivo il cuore in bocca.
Un raggio di speranza
A pochi chilometri da Perugia abitava una mia cugina, che mi aveva parlato di Gesù in un modo particolare. Al culmine della disperazione, decisi di trascorrere il fine settimana a casa sua. Un po’ per timore, un po’ per orgoglio, non le raccontai nulla della mia brutta esperienza. La sera, appena coricata, scoppiò un violento temporale e le tapparelle cominciarono a vibrare. Spaventata, saltai dal mio letto e mi infilai in quello di mia cugina, nascondendomi sotto le coperte. Non ce la feci più e le raccontai tutto. Ella mi ascoltò senza scandalizzarsi; poi, serenamente, mi disse: “Beh, una gran brutta esperienza! Comunque, adesso, preghiamo”. Pregammo tanto e, probabilmente, mi addormentai pregando. L’indomani mi sentivo già meglio, non avevo più paura. Il fine settimana trascorse in fretta e dovetti tornare a Perugia.
Quella tranquillità durò un paio di giorni, poi la paura cominciò a far nuovamente capolino e sentii la necessità di trascorrere un altro fine settimana da mia cugina. Continuai così per circa un mese.
Poi capii che non potevo continuare a fare la spola tutte le settimane e, così, per prolungare l’effetto benefico, decisi di scimmiottare i metodi di vita di mia cugina: presi a leggere la Bibbia, a intonare i cantici, a pregare come lei. Così facendo, sembrava che le cose andassero meglio, anche se sentivo che c’era ancora qualcosa che mi bloccava. Pensavo che fosse un inconscio senso di colpa verso la religione inculcatami dai miei genitori.
La salvezza
Poi, una sera, mentre ritornavo a Perugia in compagnia di credenti, un fratello mi disse: “Isabella, tu sei molto vicina a Cristo, ma ancora Egli non ti appartiene, come tu non appartieni a Lui! Gesù ha bussato alla porta del tuo cuore, tu Gli hai aperto e ti sei dimenticata di fare la cosa più importante...”. Non compresi il senso delle sue affermazioni, ma il fratello continuò: “...se venisse un amico a casa tua, lo lasceresti sulla soglia d’ingresso?”. “No!”- risposi- “Naturalmente lo faccio accomodare nella sala, nella stanza più pulita e ordinata e poi gli offro...”.
Che sciocca! Ora mi era tutto chiaro: avevo lasciato Gesù sulla porta del mio cuore e non l’avevo invitato ad entrare. Realizzai che ero un’incallita peccatrice, mi vidi sporca, inadeguata e, per la prima volta, piansi, chiedendo perdono per la mia vita passata. Mentre le lacrime scendevano, sentivo Gesù entrare nel mio cuore con una pace autentica ed una gioia mai sentita prima, che, finalmente, riempivano il mio cuore insoddisfatto.
Avevo creduto che un buon comportamento, conforme alla morale religiosa, avrebbe potuto darmi il diritto di appartenere a Cristo. Ora, invece, realizzavo che la salvezza eterna si può ricevere solo nel momento in cui si è disposti a riconoscere e ad abbandonare i propri peccati e a credere in Gesù quale Signore e Salvatore, permettendoGli di prendere il controllo della nostra vita.
Dopo la conversione
A Perugia rimasi tutta la stagione universitaria; poi rientrai a Palmi per le vacanze estive. Iniziai a frequentare la chiesa evangelica, la stessa chiesa in cui, circa quattro anni prima, ero stata per assistere ad un culto solo per soddisfare la mia gran voglia di esperienze bizzarre e divertenti. Di quell’incontro mi era rimasta impressa la figura del pastore, un uomo esile, che gridava: “ Alleluia!” e correva avanti e indietro per il pulpito. L’avevo anche imitato in piazza, tra gli applausi e le risate a crepapelle dei miei amici. Adesso ritornavo in quella chiesa da convertita, con una nuova visione. Ero così affamata di Dio che non mi stancavo mai di ascoltare la predicazione della Sua Parola.
Per motivi familiari, non sono più ritornata a Perugia e ho ovviato, iscrivendomi all’università di Messina, più vicina a casa e alla mia comunità. Da quell’esperienza, che ha trasformato la mia vita, sono trascorsi degli anni; mi sono sposata con un giovane di nome Rocco e, oggi, abbiamo due meravigliosi figli, Giuseppe di otto anni e Andrea Efraim di quattro, ma l’amore per il mio Gesù non è diminuito. Insieme con mio marito e i miei figli, desidero servire e vivere per il nostro Signore per tutto il resto della mia vita. Non posso fare altro che dire che solo il nostro Gesù è degno di ricevere la potenza, l’onore, la gloria e la benedizione. Amen.
TESTIMONIANZE
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