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DIO È IL PADRE DEGLI ORFANI
Sono Giovanni e ho trenta anni. La mia infanzia è stata segnata da un profonda sofferenza: la morte di mia madre. Avevo solo quattro anni quando l’ho persa. Ero così piccolo. È difficile descrivere il dolore di un bambino che vuole la sua mamma. Giorno dopo giorno realizzavo che lei non c’era più. La cercavo, la chiamavo, piangevo, gridavo, ma non ottenevo alcuna risposta. Mia nonna si è presa teneramente cura di me e delle mie sorelle, ma nessuno avrebbe potuto prendere il posto di mia madre.
La sofferenza e la rabbia
Stavo male interiormente. Con il passare del tempo mi chiudevo sempre di più in me stesso. In quel periodo non capivo cosa mi stesse accadendo: era come se il mio dolore si fosse tramutato in ribellione. All’età di undici anni iniziai a fumare. Dopo qualche anno feci uso delle canne. Ero sempre nervoso e mi sembrava che niente mi facesse effetto. La mia rabbia interiore cresceva. Il mio comportamento diveniva sempre più deplorevole. A scuola infierivo contro i miei professori con ogni sorta di volgarità. Entravo ed uscivo dall’istituto quando mi pareva e piaceva. Un giorno convocarono i miei familiari e consigliarono loro vivamente un colloquio con personale medico specializzato. Nonostante tutto, si cercava in ogni modo di venirmi incontro. Un giorno picchiai duramente un compagno e, poi, lo afferrai per il collo, facendogli perdere il respiro per qualche momento. Quel grave episodio mi procurò un opportuno provvedimento disciplinare, che concluse la mia vita scolastica. Il fatto più grave era che a me non importava nulla.
La disperazione e la violenza
All’età di quindici anni, con la morte di mia nonna, era come se avessi perso ogni speranza. Barcollavo nella più completa disperazione. Non cresceva solo il mio dolore interiore, ma anche la mia rabbia. In piazza, nei locali, al campo sportivo non facevo altro che provocare risse. E, come se non bastasse, iniziai a bere. Durante il periodo natalizio costruivo ingegnosamente delle bombe carta e facevo esplodere le cabine telefoniche. Compivo atti vandalici sempre più gravi. Oramai la gente mi considerava una persona violenta, volgare, pericolosa e, soprattutto, da evitare. I miei continui problemi con la legge, invece di porre un freno alla mia condotta sconsiderata, erano un motivo in più per andare contro tutto e contro tutti. Odiavo chiunque portasse una divisa, in particolare i poliziotti, i quali erano sempre presenti non solo nella mia vita di tutti i giorni, ma anche nei miei ricorrenti incubi notturni.
In fondo al pozzo
All’età di diciannove anni muore tragicamente anche mio padre. Dopo la morte di mia madre, distrutto dal dolore, egli si era dato completamente all’alcool. Nonostante non fosse stato molto presente nella mia vita e in quella delle mie sorelle, la sua morte fu un altro duro colpo. Mi sentivo precipitato in un pozzo buio. Di nuovo quel malessere interiore, che per molto tempo era stato sepolto dalla mia ribellione, riemerse con forza nel mio cuore. La sofferenza e il senso di responsabilità che mi assalivano nei confronti delle mie sorelle mi schiacciavano.
Una notte mi sentii completamente sopraffatto dalla disperazione. Non piangevo, ma, per la rabbia, mi addormentai bestemmiando. A notte fonda, mi svegliai a causa di un terribile mal di testa. Sembrava che il cervello mi esplodesse. Subito dopo sentii una voce rimbombarmi in testa che mi diceva: “Sgrida satana!”. Non sapevo cosa significasse, ma ubbidii: ripetei ciò che sentivo nella mia mente e mi riaddormentai immediatamente, sereno.
L’invito della speranza
Dopo circa un mese da quella orribile esperienza fui condotto in caserma per un controllo. Contattai il mio avvocato ed egli mi prospettò un quadro negativo. A cause di alcune denunce e di altri problemi con la giustizia, rischiavo le sbarre. Con il solito cinismo mi mostrai indifferente. Non m’interessava quello che mi sarebbe potuto accadere. Ero completamente allo sbando.
Una mattina, in una piazzetta della mia città, venni attratto da un gruppo di giovani missionari evangelici che recitavano un mimo. Alla fine di quella manifestazione cristiana, notai una ragazza di quel gruppo che parlava a dei giovani. Mi avvicinai e allontanai tutti quei ragazzi, perchè volevo che quella giovane parlasse solo con me. Certamente non m’interessava il suo messaggio. Era molto carina e io avevo altre intenzioni. Nonostante tutto, quella giovane credente mi parlò di Gesù e m’invitò ad un’altra manifestazione cristiana, che si sarebbe tenuta quella sera stessa in piazza.
La sera, dopo aver seguito la manifestazione, mi si avvicinò un giovane della chiesa di Palmi, il quale mi raccontò ciò che Gesù aveva fatto per lui e, poi, m’invitò a casa sua per partecipare ad una riunione giovanile di evangelizzazione. Stranamente accettai l’invito. Qualcosa di inspiegabile stava accadendo dentro di me.
La riunione della salvezza
Il giorno della riunione avrei dovuto lavorare solo metà giornata. Ma in qualche modo il mio datore di lavoro insieme con gli atri operai mi convinsero a lavorare dalle cinque del mattino fino alle nove di sera. Per tutto il tempo non fecero altro che cercare di dissuadermi dal partecipare all’incontro con gli evangelici, dicendomi che certamente mi avrebbero fatto il lavaggio del cervello.
Quando tornai a casa, ero stremato e non avevo più voglia di andare da nessuna parte. Ma un mio amico passò a prendermi, perchè voleva partecipare anche lui a quella riunione. E così mi ritrovai a casa di quel giovane credente insieme con altri giovani. Si cantava, si citavano dei versi tratti dalla Bibbia, ma ciò che più mi colpì fu l’atmosfera di pace, di amore, di tranquillità che si avvertiva in quel luogo.
Poi un giovane iniziò a predicare il messaggio dell’Evangelo. Le sue parole toccavano il mio cuore nel più profondo. Il fatto che esistesse un Dio che mi amasse nonostante i miei peccati e che avesse dimostrato il Suo amore per me con la morte sulla croce del Suo Figliolo Gesù mi sconvolgeva. Conoscevo più o meno quella storia, ma in quel momento era come se divenisse reale per me. Infine, vi fu una frase che fece esplodere l’amore di Dio dentro di me e che mi cambiò per sempre: “Dio è il padre degli orfani”. Che esperienza meravigliosa! Sentivo Dio vicino a me. Per tutto quel tempo ero stato un orfano, ma ora Dio voleva essere il mio papà. Non potevo fare altro che chiederGli perdono per il mio passato vissuto nella melma del peccato e ringraziarLo per essersi interessato a me.
La trasformazione
Quella sera il Signore Gesù mi ha trasformato e ha fatto di me una persona nuova, così come è scritto nella Bibbia: “Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove” (II Corinzi 5:17). Gesù mi ha donato il perdono dei peccati, la certezza della salvezza e ha riempito il mio cuore insoddisfatto con il Suo eterno amore. E, come se non bastasse, mi ha liberato dai vizi del fumo e del bere e da quella rabbia infernale che mi attanagliava.
È incredibile, ma ora ero capace di amare, di chiedere perdono, di provare gioia. Solo Dio poteva compiere un’opera del genere. Da quel momento ho iniziato a pregare, a parlare con Gesù, a dirGli quanto Lo ami e quanto desideri la Sua presenza. Leggo anche la Bibbia e sono parte attiva all’interno della chiesa di Palmi. Gesù mi ha aiutato anche a mettermi a posto con la legge e con il mio prossimo.
Il battesimo in acqua
Dopo un po’ di tempo ho deciso di battezzarmi in acqua, secondo il comandamento di Gesù: “Andate per tutto il mondo e predicate l'Evangelo ad ogni creatura. Chi avrà creduto e sarà stato battezzato sarà salvato; ma chi non avrà creduto sarà condannato” (Marco 16:15-16). Io ho creduto in Gesù, ho confessato i miei peccati e, attraverso il battesimo in acqua, ho voluto dichiarare la mia fede pubblicamente, identificandomi con la morte, il seppellimento e la resurrezione del nostro Signore Gesù e testimoniare che faccio parte della Chiesa del Signore. Inoltre, attraverso il battesimo, ho voluto dichiarare che non ho più niente a che fare con il mondo e con il diavolo. Ora appartengo a Gesù.
È stato emozionante realizzare che uno dei fratelli in Cristo, che era accanto a me per essere battezzato anche lui, era un poliziotto. Un poliziotto che mi conosceva abbastanza bene. Ma, ora, eravamo uniti dal vincolo eterno dell’amore di Dio. Che miracolo! Non posso fare altro che asserire che Gesù è meraviglioso!
TESTIMONIANZE
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