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L'INEVITABILE APPUNTAMENTO
Un giorno un dirigente di Napoli mandò un suo dipendente per conto dell'azienda al Comune. Dopo breve tempo quel dipendente ritornò pallido e tremante e con grande agitazione disse al suo datore di lavoro: “Mi trovavo a far la fila allo sportello, quando qualcuno mi ha dato una spinta. Mi sono girato per vedere chi fosse e mi sono reso conto che era stata la Morte. Essa mi ha guardato e ha fatto un gesto minaccioso. Signor dirigente, la supplico, mi dia una settimana di ferie, perché devo fuggire lontano per evitarla. Prenderò l'aereo e, prima che si faccia buio, sarò già a Milano: lì mi nasconderò e la Morte non mi troverà”.
Il dirigente gli concesse le ferie e il dipendente si diresse all'aeroporto in gran fretta. Dopo un po', il dirigente andò al Comune e anche egli vide la Morte, che teneva la fila allo sportello. Le passò vicino e le chiese: “Perché hai messo tanta paura al mio dipendente questa mattina? Perché hai fatto quel gesto minaccioso?”. “Quello non era un gesto minaccioso”, rispose la morte. “Era solo un sobbalzo di meraviglia. Non me l'aspettavo proprio di incontrarlo a Napoli, perché ho con lui un appuntamento a Milano questa sera”.
Questo aneddoto tragicomico mette in evidenza una grande verità: tutti gli uomini hanno terribilmente paura del loro inevitabile “appuntamento a Milano”. Ma il credente, colui che ha confessato i propri peccati e ha ricevuto per fede Gesù Cristo come suo Signore e Salvatore personale, non deve temere. Il nostro Signore sulla croce ha vinto e ha disarmato la morte per sempre! “La morte è stata inghiottita nella vittoria. O morte, dov'è il tuo dardo?” (I Corinzi 15: 54-55).
Quello che dovrebbe farci riflettere seriamente, come credenti, è il pensiero dell'eternità. “Come saremo ricordati per tutta l'eternità? La nostra vita sta producendo per noi uno smisurato, eccellente peso eterno di gloria?”. Un giorno, l'apostolo Paolo, Pietro, Wesley, Finney, Moody ci mostreranno i propri album con le foto ricordo del loro servizio per Gesù. “Guarda come bruciava la mia vita per Gesù; guarda questa preghiera intensa; guarda in quest'altra foto quante anime ho condotto a Cristo”.
Poi chiederanno di vedere il nostro album.
“Cos'è successo qui?”, chiederà Paolo.
“Ho avuto una brutta caduta, ci sono voluti parecchi anni per riprendermi!”.
“Forte quest'intercessione!”, esclamerà Pietro.
“No, no, stavo litigando con alcuni fratelli”.
“E qui?”, domanderà Moody.
“Non ho avuto il coraggio di parlare a quella gente di Gesù”.
Ora queste non siano le nostre risposte. Che possiamo vivere in modo degno la vocazione che ci è stata data da Dio. A tal proposito, facciamo nostra la preghiera di Jonathan Edwards: “Signore, imprimi l'eternità nei miei occhi”, e non dimentichiamoci quello che disse C. T. Studd: “Solo una vita, e presto passerà. Solo ciò che si è fatto per Gesù resterà”.
ATOMI DI VERITÀ
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