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GESÙ, L’AGNELLO DI DIO
In questo periodo stiamo ancora celebrando la Pasqua. Sappiamo molto bene chi è l’Agnello pasquale: è il nostro Signore Gesù Cristo. Per un Ebreo, che ha conosciuto il Messia come personale Salvatore, è meraviglioso pensare che tutti gli agnelli pasquali consumati nei secoli non fossero altro che figura del vero Agnello pasquale.
Nel libro del profeta Ezechiele, al capitolo 36, dal verso 37 al 38, leggiamo: “Così parla il Signore, l'Eterno: Anche in questo mi lascerò supplicare dalla casa d'Israele, e glielo concederò: io moltiplicherò loro gli uomini come un gregge. Come greggi di pecore consacrate, come greggi di Gerusalemme nelle sue feste solenni, così le città deserte saranno riempite di greggi d'uomini; e si conoscerà che io sono l'Eterno”. Gesù, l’Agnello pasquale, ci invita ad essere un gregge di agnelli consacrati.
Dobbiamo, come il nostro Signore, divenire agnelli sacrificali. Gesù ha detto: “Andate; ecco, io vi mando come agnelli in mezzo ai lupi” (Luca 10: 13). Dobbiamo pregare che Dio susciti nella nostra città, nella nostra comunità, greggi di uomini e donne consacrati, pronti a sacrificarsi, mettendo la propria vita a disposizione di Dio, capaci di adorare Dio e andare avanti, pagando il prezzo.
Chi accetta Gesù come personale Salvatore, proclama che Gesù è l’Agnello pasquale ed è pronto a sacrificarsi per Lui, ovunque sia. È pronto a trasmettere con la propria testimonianza il carattere di Gesù, cosicché altri possano desiderare di incontrare il vero Dio. L’apostolo Paolo, dal momento in cui scelse di essere seguace di Gesù, espose la sua vita senza tornare mai indietro. La sua scelta per Cristo fu categorica e la sua determinazione non conobbe scoraggiamento: si ostinò a predicare l’Evangelo di sinagoga in sinagoga; i suoi concittadini stessi lo batterono per ben quattro volte, ma egli sopportò e continuò a testimoniare che Gesù era l’Agnello pasquale, il compimento delle promesse della Pasqua.
Egli veramente sacrificò la sua vita e la espose alla morte, subendo pure la lapidazione a motivo di Gesù e divenendo, così, egli stesso simile all’Agnello pasquale. Nonostante tutto, Paolo si alzò in piedi: neanche le grosse pietre scagliategli contro lo fermarono. Proseguì a predicare l’Evangelo. Così facendo, egli attirava greggi di uomini come l’Agnello pasquale. L’apostolo aveva perfettamente realizzato il significato della Pasqua. Dal momento della sua conversione, celebrò veramente la Pasqua nella sua vita. Questo suo vivere integralmente per Cristo lo costrinse ad ammonire la chiesa in Corinto.
Una nuova pasta senza lievito
Nella sua prima epistola ai Corinzi, al capitolo 5, Paolo evidenzia, mediante un esempio pratico, la gravità distruttiva del peccato che entra nella vita di un credente. Il peccato è paragonato al lievito e la vita del credente alla pasta. Il lievito è un organismo vivente e ciò è la forza che gli permette di far lievitare tutta la pasta, così l’impasto cresce, si gonfia.
Il peccato è come il lievito: quando entra nella vita del credente, la contamina velocemente ed essa si gonfia d’orgoglio. Al versetto 7 c’è l’invito supplichevole dell’apostolo Paolo: “Purificatevi del vecchio lievito, per essere una nuova pasta, come già siete senza lievito. Poiché anche la nostra Pasqua, cioè Cristo, è stata immolata”. E al verso 8, Paolo continua: “Celebriamo dunque la festa, non con vecchio lievito, né con lievito di malizia e di malvagità, ma con gli azzimi della sincerità e della verità”. La sincerità deve vincere sulla malizia e la verità deve vincere sulla perversità.
Nel testo originale greco la parola “ sincerità” è indicata con un termine idiomatico che, tradotto letteralmente, significa “provato con la luce del sole”. Per intenderci, può essere utile ricorrere ad un esempio. Immaginate di dover comprare un vaso di cristallo. Per essere certi che il rivenditore non vi rifili un falso, vi viene spontaneo prendere il vaso, metterlo alla luce del sole e osservarlo attraverso i raggi, affinché vi rassicuriate che non vi siano impurità nel vetro. Paolo vuole che i nostri cuori celebrino la Pasqua del Signore, provati dalla luce della Sua presenza, che non vi sia nessuna impurità, nessuna ipocrisia, nessuna doppiezza.
La gloria dell’Agnello di Dio
L’ultima Pasqua Gesù la celebrò a Gerusalemme, prima di essere crocifisso. Durante la cena, l’apostolo Giovanni stava col capo reclinato sul Suo petto. Il cuore dell’apostolo Giovanni batteva all’unisono con quello di Gesù. Da allora trascorsero molti anni. Tutti gli altri apostoli erano già stati immolati, divenendo agnelli sacrificali. Solo Giovanni, oramai vecchio, era rimasto in vita. Esiliato sull’isola di Patmos, ricevette l’incredibile rivelazione di Gesù, l’Apocalisse.
In Apocalisse 5, troviamo Giovanni che piange forte, perchè non si trova nessuno che possa sciogliere i sette sigilli del libro. Ma, al verso 5, uno degli anziani, rivolgendosi all’apostolo, gli dice: “Non piangere; ecco, il Leone che è della tribù di Giuda, il Rampollo di Davide, ha vinto per aprire il libro e i suoi sette suggelli”. Il Leone della tribù di Giuda è Gesù Cristo.
Al verso 6, si apre una scena gloriosa: “Poi vidi, in mezzo al trono e alle quattro creature viventi e in mezzo agli anziani, un Agnello in piedi, che pareva essere stato immolato, ed avea sette corna e sette occhi che sono i sette Spiriti di Dio, mandati per tutta la terra”. Gesù è l’Agnello sacrificale, Gesù è l’Agnello pasquale, che ha dato la Sua vita per ciascuno di noi. Giovanni è colui che aveva conosciuto Gesù meglio di chiunque altro e ora lo vede come l’Agnello di Dio, avente ancora le ferite nelle mani.
Credo che tutti i seguaci di Cristo vedranno chiaramente il segno di quelle ferite, perché, attraverso il sangue versato da esse, Egli ci ha redento. Adesso Giovanni, nel cielo, Lo sta ammirando; lo Spirito Santo è intorno a Lui, i ventiquattro anziani si prostrano davanti a Lui, cantando il canto dell’Agnello, un nuovo cantico. Tutti i redenti dal sangue dell’Agnello, avendo avuto piena rivelazione di ciò che l’Agnello ha fatto, canteranno un cantico nuovo, che neanche gli angeli riescono a cantare: “Degno è l’Agnello…”.
Ai versi 12 e 13, nei cieli echeggia un inno all’Agnello. Tutte le creature del cielo, della terra, di sotto la terra e del mare inneggiano all’Agnello. Ogni ginocchio si piega, ogni lingua confessa che Gesù Cristo è Dio. È una sinfonia che va dal cielo alla terra, come mai si era udito prima. L’Agnello sarà glorificato per sempre.
La potenza dell’Agnello di Dio
L’apostolo Giovanni conosceva appieno ogni cosa sulla Pasqua. Sapeva perfettamente che Gesù era l’Agnello pasquale, immolato prima della fondazione del mondo. Davanti alla croce, vedendo il Cristo versare il Suo sangue, contemplava il profondo significato di quel gesto. In Apocalisse 12:11, vi è evidenziata la potenza del sangue dell’Agnello: “Ma essi l'hanno vinto a cagion del sangue dell'Agnello e a cagion della parola della loro testimonianza; e non hanno amata la loro vita, anzi l'hanno esposta alla morte”.
Io amo l’Agnello di Dio! Il primo messaggio che ho predicato è stato tanti anni fa a New York, proprio sull’Agnello di Dio. E, mentre mia moglie cantava un cantico sull’Agnello di Dio, alcolisti, drogati, prostitute che erano presenti, hanno incontrato quella sera l’Agnello di Dio.
Tutte le brutte guerre che si stanno combattendo in Israele, si susseguiranno ancora per un po’, ma, poi, ci sarà la vittoria, perché la Parola di Dio afferma che l’esercito dell’Agnello di Dio, le schiere di coloro che seguono l’Agnello di Dio avranno la vittoria. Al capitolo 19, verso 6, Giovanni ode: “Come la voce di una gran moltitudine e come il suono di molte acque e come il rumore di forti tuoni, che diceva: Alleluia! poiché il Signore Iddio nostro, l'Onnipotente, ha preso a regnare”.
Le nozze dell'Agnello di Dio
Ma, al verso 7, accade un qualcosa di meraviglioso: “Rallegriamoci e giubiliamo e diamo a Lui la gloria, poiché son giunte le nozze dell'Agnello, e la Sua sposa s'è preparata”. Noi siamo diretti alle nozze dell’Agnello, l’Agnello sacrificale, pasquale. Siamo pronti? Cari nel Signore, noi non vogliamo perderci questo matrimonio, il matrimonio dell’Agnello. Non vogliamo personificare le cinque vergini disavvedute che avevano esaurito l’olio nelle lampade.
Ciascuno di noi ha un posto prenotato con il proprio nome e noi non vogliamo mancare. Dio Padre ha voluto dare una sposa al Suo Figliuolo, l’Agnello di Dio. Egli è venuto a dare la Sua vita affinché noi potessimo essere la Sua sposa. L’Agnello di Dio è al centro dell’universo, come un bel vaso di fiori spicca al centro di un tavolo in una casa di buon gusto.
La sposa è pronta, preparata per lo Sposo. E, al verso 8, leggiamo che è vestita: “di lino fino, risplendente e puro; poiché il lino fino son le opere giuste dei santi”. Al verso 9, Giovanni scrive : “Beati quelli che sono invitati alla cena delle nozze dell'Agnello”. Questo deve servirci da incoraggiamento. Al capitolo 21, verso 9, si parla ancora dell’Agnello e della Sua sposa.
La supremazia dell’Agnello di Dio
Al verso 22, l’Agnello è il tempio della nuova Gerusalemme. Al verso 23, l’Agnello è la luce della santa città. Al verso 27, l’Agnello ha il libro della vita. Tutto nell’Apocalisse riguarda l’Agnello di Dio. Al capitolo 22, verso 1, si parla del “fiume dell'acqua della vita, limpido come cristallo, che procedeva dal trono di Dio e dell'Agnello”. Questo fiume è figura dello Spirito Santo. In questo verso v’è la chiave di un principio: “Come si fa ad essere ripieni dello Spirito Santo?”. Semplice: bisogna correre verso l’Agnello, perché dal Suo trono sgorga l’Acqua, cioè lo Spirito Santo.
L’invito è: “Chi ha sete venga: chi vuole, prenda in dono dell'acqua della vita” (Apocalisse 22:17). Vieni alle acque. Vieni all’Agnello. Vieni a Gesù. Non solo una volta, ma giorno dopo giorno. Non cominciare la tua giornata senza avere avuto comunione con Gesù Cristo e con lo Spirito Santo, perché lo Spirito Santo manifesta sempre Gesù.
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